Piero Ruggeri (Torino, 1930 - 2009)

 

L'opera di Ruggeri, che da subito assume un respiro internazionale, ben presto s'inoltra, pur all'insegna di un linguaggio e di motivi peculiari, nell'informale, collocandosi nel cuore più autentico dell'esperienza italiana, imperniata sulle attività dei gruppi di pittori attivi a Bologna, Milano, Torino.
In seguito Ruggeri assimila le nuove emergenze dell'espressionismo astratto, in cui è agevole individuare l'apertura a riferimenti europei e americani. Del resto, Ruggeri è pittore 'colto', non solo per sensibilità vigile e continuo filtro del dibattito e delle esperienze contemporanee, ma anche per rivisitazione critica, scavo e dialogo, initerrotti fino ad oggi, con la lingua della tradizione pittorica emblematicamente testimoniati dai tanti suoi dipinti che recano, nei titoli, un'esplicito riferimento a Tintoretto, Caravaggio, Rembrandt ecc. Dalla metà degli anni ottanta si assiste a una sintesi cromatica e formale estrema : è la fase degli assoluti, monumentali monocromi rossi, neri, bruni, bianchi. Nelle sue opere vi e' una costante ricerca di forme-segno dentro ad una materia-colore densa e corposa. Un'astrazione quasi pura priva di dimensione reale .Dalla fine degli anni novanta la sua ricerca si concentra sulla monocromia applicata al tema del paesaggio. Ha Partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. Vince premi nazionali ed internazionali tra cui: il Premio Morgan's e Paint, Solomon Guggenheim New York, Marzotto, San Paolo del Brasile, Fiorino, Lissone, Villa S. Giovanni. Muore ad Avigliana (TO) il 17 maggio 2009 dopo una lunga malattia.


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